"Chi viaggia senza incontrare “l’altro”, non viaggia, si sposta”.
Alexandra David Neel

spedizione

Spedizione nei deserti del Sudan del Nord

deserti del Sudan

deserti del Sudan

di Giulio Badini – Quando il Sahara era verde, era solcato da alcuni fiumi che arrivano addirittura a versare le loro acque nel Nilo come affluenti di sinistra.
Due in particolare, il wadi Hovar e, più a sud, il wadi El Malik (o Milk), anche se ormai fossili presentano ancora una chiara morfologia fluviale, attestata anche da qualche pianta e dai rari pozzi che attingono alla falda freatica, permettendo la sopravvivenza a sparuti nuclei di nomadi Hassanya e Manasir ed alle loro mandrie.

 

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Djara Cave, la più grande grotta calcarea del Sahara

Djara cave, Deserto Bianco egiziano

Djara cave, Deserto Bianco egiziano

Reportage – Quasi non si vede, sommersa dalla sabbia.
Ma a 160 km ad est di Farafra si apre nel terreno la più grande grotta calcarea del Sahara. Isolata in quella parte di deserto costituito da un altopiano calcareo tra la strada delle oasi e il Nilo, dove non transita quasi nessuno, fu scoperta dall’esploratore tedesco Gerhard Rholf nel 1883 nel corso di una traversata che dal Nilo doveva condurlo fino all’oasi di Kufra in Libia.
Da allora e per circa 120 anni non si sono più avute notizie.

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Venezuela, il “Mondo perduto” di Doyle

Salto Angel

Salto Angel

di Giulio Badini – Tremila km di candide spiagge da cartolina, fondali da sballo e isole da sogno (fra cui Isla Margarita e l’arcipelago di Los Roques) sul Mar dei Carabi e sull’oceano Atlantico, il Venezuela è una terra assai suggestiva, magistralmente descritta dal medico e scrittore scozzese Artur Conan Doyle, il padre di Sherlock Holmes, nel romanzo “Mondo Perduto”. Grande tre volte l’Italia, offre incredibili peculiarità naturalistiche, una delle maggiori biodiversità del pianeta e un’estrema varietà geografica.

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Zanzibar, l’isola che profuma di spezie

pescatori Zanzibar

pescatori Zanzibar,
foto Erika Cordella

Reportage – “Hakuna matata” (“senza problemi”) ripetono con un sorriso in lingua swahili gli abitanti di Zanzibar all’aeroporto, dove il nastro trasportatore dei bagagli non esiste e tutte le operazioni vengono ancora svolte lentamente a mano in un caldo soffocante. Un modo diverso di affrontare imprevisti e problemi, senza preoccupazioni e “pole pole” (“piano piano”), a cui noi europei non siamo più abituati. Ma fuori dall’aeroporto una natura forte, avvolgente, dominante e speziata, con palme che sfiorano il cielo terso, proietta all’istante in un angolo di mondo ospitale, lontano dalla frenesia e dal rumore, lambito da spiagge di sabbia bianca “effetto borotalco” e dalla bellezza inesplorata della barriera corallina.

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